IT FR DE

I luoghi dell'utopia

6–9 aprile 2017, Monte Verità
I luoghi dell'utopia

«Delle tante utopie di un tempo, solo due sono sopravvissute: l’isola dell’amore e l’isola del tesoro». È quanto constatava provocatoriamente il filosofo Peter Sloterdjik intervenendo, cinque anni fa, al  Monte Verità. A che cosa pensava esattamente? Nel primo caso, non certo alle remote isole disperse nel Pacifico, dove già Paul Gauguin se la spassava, ma piuttosto ai moderni servizi di escort e forse a certi ritrovi virtuali più o meno hard; nel secondo caso, richiamando il titolo del romanzo di Robert Louis Stevenson, alludeva probabilmente alle mille luci di Wall Street, cui oggi si potrebbe facilmente accostare la Trump Tower.

Che cosa è rimasto, dunque, dell’idea originaria di Utopia come non-luogo, società ideale giusta, libera, felice, prefigurata dall’immaginazione umana entro città, isole, paesi di diversa conformazione, struttura, collocazione? Dopo il fallimento delle ideologie del secolo scorso, l’utopia sembra aver ceduto il passo a piccoli desideri individuali. Durante le quattro giornate degli Eventi letterari vogliamo avvicinarci ai luoghi in cui sono ancorati questi desideri, mai dimenticando la domanda fondamentale, cui si ispira l’intervento di Luciano Canfora: «I fallimenti liquidano l’utopia, o l’utopia resta un bisogno morale al di là del naufragio?». Sul «naufragio» vissuto dalle popolazioni dell’Est europeo al tramonto del Novecento si sofferma il premio Nobel Svetlana Aleksievič, che l’ha raccontato in modo sconvolgente con la scrittura polifonica. Spesso si tratta di movimenti orientati all’apertura, intenzioni cariche di speranza, ma destinate a terminare nel terrore o a finire semplicemente nel vuoto, come accade al protagonista dell’ultimo romanzo di Peter Stamm, Weit über das Land. Lo svizzero Nicolas Bouvier e il britannico Bruce Chatwin, due dei grandi scrittori-viaggiatori dei nostri tempi, riferiscono di viaggi in parte immaginari e in parte reali da cui sono stati profondamente cambiati: Sonia Bergamasco presterà loro la sua voce. Lo scrittore e saggista argentino Alberto Manguel compila una meravigliosa mappa di luoghi immaginari e Christoph Ransmayr, autore del romanzo Il mondo estremo dove mito e realtà si confondono, ci parla della follia di voler misurare l’eternità. Frank A. Meyer affronta il desiderio del desiderio. L’astronauta Umberto Guidoni racconta la sua molteplice e ricca esperienza di «viaggio oltre il cielo», illustrando i risultati e le ipotesi del nostro rapporto con lo spazio.

Su un piano ben più drammatico si situano le grandi migrazioni odierne, animate da disperazione e false utopie: per i profughi che arrivano da noi attraversando il Mediterraneo, l’Europa rappresenta la meta cui si aggrappano le loro speranze. Tre giovani scrittori europei – Olga Grjasnowa, Aleš Šteger e Alessandro Leogrande – provano ad abbozzare i diari di bordo di questi esodi sulla base delle proprie esperienze e osservazioni. Originariamente, in greco «utopia» significava «luogo che non esiste». Oggi questo non-luogo ha tanti nomi: da Atlantide a Patagonia fino a Lampedusa.

Joachim Sartorius, Direzione artistica

Paolo Di Stefano, Consulente alla direzione artistica