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Enrico Filippini (Locarno 1932 – Roma 1988) è stato speciale in tutto. Come ragazzo-maestro ad Ascona, come studente prodigio di filosofia, come traduttore di Husserl e poi di Benjamin, ma anche di Grass, Frisch e Dürrenmatt, come editor della Feltrinelli e poi del Saggiatore e della Bompiani. Delle sue interviste a Foucault, Barthes, Márquez, Enzensberger, realizzate per la Repubblica, ha scritto Umberto Eco: «Non sono un esempio da copiare, sono inimitabili».

Un premio dedicato a Filippini, nella sua Ascona, vuole essere un riconoscimento per quelle figure che, dietro le quinte delle case editrici o dei giornali, lavorano per i libri senza troppo comparire, pur avendo un ruolo di grande rilievo e la generosità di costruire per gli altri, scrittori importanti o anche semplici lettori.

Dopo Bernard Comment, Klaus Wagenbach, Renata Colorni, Teresa Cremisi e Romano Montroni, il premio va quest’anno a Jorge Herralde, che con la casa editrice Anagrama fondata a Barcellona nel 1969 si è posto ai vertici dell’editoria di lingua spagnola nel mondo specie nel campo letterario. Terrà la laudatio Carlo Feltrinelli.